Se il corpo cambia, cambia lo spirito, e se lo spirito cambia, il cosmo intero si modifica

domenica 27 maggio 2018

LA PRATICA DEL SILENZIO




Il silenzio.
Chi non ha provato imbarazzo, paura, ansia una qualche forma di fastidio, nello stare a contatto con uno spazio vuoto, privo di rumore, 
peggio ancora se in quello spazio vi erano altre persone nella stessa condizione?

Qualcun altro, nella stessa situazione, si sarà sentito a proprio agio, sollevato, rilassato e completamente assorto nella contemplazione, nell'ascolto. 
Già, perché nel silenzio si ascolta. O meglio, si "sente".
Nella pratica di Mindfulness, così come nello Yoga, l’invito al silenzio è l’invito stesso alla pratica. Il silenzio infatti non è una condizione esterna e interna da raggiungere ma è, piuttosto, uno strumento della pratica stessa che ci dà la possibilità di aprire uno spazio all’ascolto profondo. Un ponte, che ci libera dalle catene dei condizionamenti, dei giudizi, per aprirci a noi stessi. A quello che affiora spontaneamente. A quello che c'è.
Sensazioni, emozioni, pensieri.
E' un incontro, quello col silenzio, che ci permette di osservare più chiaramente il corpo e sentire più distintamente.
E imparare a sentire è la via della libertà. 
Ho sperimentato durante i miei corsi come il riappropriarsi della dimensione corporea, fisica, ci ponga immediatamente in uno stato di benessere diffuso. Provate a sdraiarvi sul pavimento per cinque minuti al giorno e osservate le vostre reazioni! Il corpo a contatto con la terra si libera dalle tensioni, rilascia le tossine, i muscoli si distendono e il respiro si fa più calmo, regolare.
Al contrario, isolandoci dal corpo, per abitudine o perché non abbiamo imparato a fare altrimenti, ci isoliamo anche da molte felicità: sentire la pioggia sulla fronte, prendere la sabbia tra le mani, assaporare un piatto con gli occhi chiusi, sentire il profumo di terra bagnata entrarci nella pelle, sono tutte sensazioni che portano ad un risveglio della coscienza.
Il corpo, dunque, favorisce l’accesso al piacere.
Ma non finisce qui: la presenza del corpo è la chiave in grado di aprirci le porte della consapevolezza, e fonderci con il momento presente. E qui incontriamo il silenzio della concentrazione, in cui entriamo in contatto con il nostro respiro, respiro dopo respiro, con i nostri passi, passo dopo passo, e con la nostra vita momento dopo momento.
Per vivere qui e ora bisogna vivere nelle sensazioni corporee in tempo reale!
Uscire dal corpo, quindi, sarebbe come accettare di vivere altrove, nel virtuale, soli nei nostri mondi sublimati.

Per questa ragione il silenzio è anche una cura: cura le nostre ferite con l’ascolto. 
Cura la nostra inquietudine con la calma. 
Cura le nostre domande con l'incontro con quello che c'è.
Se incontriamo la gioia, staremo con la gioia.
Se incontriamo il dolore, staremo col dolore.

E sempre, sempre, staremo con il respiro, per ricordarci, anche di fronte al dolore più grande, che siamo vivi!

E respirando il nostro cuore tornerà a cantare, come dice il poeta
Allora ciò di cui ho paura viene.
Vivo per un po’ nella sua vista.
Quello di cui ho paura abbandona se stesso,
e la paura mi abbandona.
Canta, e io sento la sua canzone.

Dopo giorni di lavoro,
silenzioso nelle mie inquietudini,
sento finalmente la mia canzone.
e la canto.
Come cantiamo,
il giorno si trasforma,
gli alberi si muovono.


Wendell Berry

Ringrazio La Corte delle Madri e Chiara Ferrario per la splendida immersione nel silenzio della meditazione. 

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