“Che tipo di yoga insegni?” Capita che a lezione mi si rivolga questa domanda. La mia risposta è piuttosto semplice, “Yoga”.
Leggo spesso negli occhi dei presenti una certa perplessità. E così corre in mio aiuto l’etimologia del termine: Yoga infatti deriva dalla radice sanscrita Yúj che significa “Unione”. Il concetto di Unione si contrappone a quello di molteplicità, dispersione, suddivisione; ma non va dimenticato che l’Uno è spesso ricco di sfaccettature, un po’ come un diamante o un prisma.
D'altronde se il mondo dello Yoga ci appare molto ricco, l’Induismo da cui proviene è una delle più complesse religioni al mondo.
Nel corso dei secoli le pratiche Yoga sono state approfondite in modi diversi a seconda dei periodi storici, delle zone geografiche, delle influenze culturali.
Prendo come riferimento il sistema dell'Astanga Yoga (Yoga delle otto membra), come riportato nello Yoga Sūtra di Patañjali per rintracciare il modo in cui le varie pratiche legate a questa disciplina hanno dato vita ai diversi percorsi evolutivi conosciuti oggi come le varie forme di yoga. Quando parlo di forme di yoga, non intendo gli stili (Iyengar, Bikram, Asthanga Vinyasa, Kundalini, della Risata, Acro Yoga, ecc..) che sono invece uno sviluppo più moderno e, spesso occidentale dello Yoga.
Ma qui la domanda sorge spontanea.
Quali sono dunque queste forme di yoga?
Sebbene oggi ci sia una forte diversificazione, potremmo dire che la pratica integrale di questa disciplina riunisce tutti gli aspetti, intrecciandosi con la vita, e fa muovere il praticante lungo il sentiero dell'evoluzione della coscienza.



